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19 Novembre 2024Muretti a Secco: l’antica tradizione ligure per contenere la terra e coltivare i terrazzamenti

Avete mai sentito parlare dei muretti a secco?
Anche se a volte se ne parla troppo poco, i muretti a secco per noi liguri sono di vitale importanza. Qui infatti questa tecnica è utilizzata da millenni per plasmare il paesaggio, per terrazzare i ripidi pendii della costa. In questo modo possiamo creare spazi coltivabili e prevenire, contenere il dilavamento e le frane.
Utilizzati da secoli per contenere il terreno nelle ripide colline e per creare superfici coltivabili, oggi questi muretti sono un esempio perfetto di sostenibilità e rispetto per l’ambiente.
Muretti a Secco: un Patrimonio UNESCO da preservare
I muretti a secco sono una delle tradizioni più antiche e riconoscibili della Liguria. Un patrimonio che in qualche modo ha a che fare con la forza e la tenacia di queste genti. Laddove i terreni pianeggianti scarseggiano, c’è da trovare soluzioni alternative. Soluzioni sistematiche, in grado di durare nel tempo. Soluzioni che quindi rappresentano una sorta di trait d’union tra natura e mano umana: le pietre con cui sono costruite queste barriere di delimitazione e contenimento sono quelle locali, in molti casi prese proprio ‘sul posto’. I muretti quindi si integrano perfettamente col paesaggio circostante, arricchendolo in bellezza e funzionalità.
Per questa ragione oggi i muretti a secco sono riconosciuti come Patrimonio dell’UNESCO, e la Regione Liguria da qualche anno ha istituito un Bando dotato di quasi 10 milioni di euro di fondi annuali, dedicato a chi desidera realizzare o restaurare questi manufatti tipici. Insomma, non è solo una questione di tecnica, ma anche di pazienza e rispetto per il territorio.
La Storia dei Muretti a Secco
La costruzione dei muretti in pietra a secco è un’arte antica, tramandata di generazione in generazione. A Portovenere, alla Palmaria come a Riomaggiore, Manarola e Monterosso, queste costruzioni rappresentano l’unica soluzione che ha reso possibile la coltivazione delle vigne, degli oliveti e di altre colture su terreni altrimenti troppo pendenti e inaccessibili. I muretti a secco liguri non solo rappresentano un patrimonio culturale e storico, ma svolgono anche un ruolo fondamentale nella conservazione del territorio. Non solo proteggono i terrazzamenti dall’erosione, ma, favorendo la percolazione delle acque piovane, riducono il rischio di frane e mantengono la stabilità dei pendii.
Come si costruisce un muretto a secco
La tecnica tradizionale consiste nel posizionare pietre di varie dimensioni senza l’utilizzo di alcun tipo di legante, come calce o cemento, lasciando piccoli spazi per il drenaggio dell’acqua e garantendo la stabilità della struttura nel tempo.
Secondo un libretto pubblicato qualche anno fa dal Parco Nazionale delle Cinque Terre, dal titolo “Manuale per la costruzione dei muri a secco – Linee guida per la manutenzione dei terrazzamenti delle Cinque Terre”, la stabilità di queste strutture è garantita da specifiche regole costruttive e da una buona organizzazione del cantiere di lavoro. La tecnica di costruzione, affinata nel tempo, prevede l’uso di pietre locali, disposte con attenzione a partire da quelle più grandi, per creare una solida fondazione e strati ben connessi.
Ogni muretto è il risultato di un processo paziente e meticoloso, che coinvolge la selezione di pietre adatte, il posizionamento accurato e l’attenzione alla stabilità della struttura. La prima fase riguarda la preparazione del terreno e la realizzazione della fondazione. Risulta fondamentale creare una base solida, che può variare in profondità in funzione della consistenza del terreno.
Successivamente, le pietre vengono disposte ‘di punta’, ovvero con le facce più ampie rivolte verso l’interno del muro per garantire maggiore stabilità. Le pietre di maggiore dimensione sono utilizzate nella parte inferiore del muro, mentre il drenaggio è garantito dall’inserimento di pietre più piccole nella parte posteriore. Le pietre sono altresì inclinate verso l’interno del muro, creando così una sorta di “scarpa” che aumenta la resistenza al ribaltamento.
Ogni muretto è progettato tenendo conto delle caratteristiche del terreno, dell’orientamento e dell’uso previsto. Il disegno deve rispettare le normative locali e prevedere soluzioni che garantiscano la sicurezza e la stabilità. Deve inoltre considerare le condizioni idrogeologiche del sito e prevedere canali di scolo per gestire efficacemente le acque di ruscellamento.
Il Ruolo dei Muretti a Secco nel Paesaggio Ligure
Arriviamo infine ai nostri orti, quelli posti sopra Portovenere, gli Orti del Timone.
Qui il paesaggio è fatto di terrazzamenti, ciascuno è composto da differenti grandi “aiuole” rialzate che vanno a delimitare gli spazi, favorendo la creazione di superfici omogenee che migliorano la gestione del terreno e l’irrigazione.
Ma, guardandovi attorno, noterete che i muretti a secco sono utilizzati anche per realizzare barriere di confine tra proprietà e giardini in pendenza.
Bandi per i Muretti a Secco in Liguria
Da alcuni anni, per incentivare la conservazione e il recupero, la Regione Liguria ha attivato il ‘Bando Muretti a secco Liguria’, che prevede contributi per i proprietari di terreni che intendono restaurare o costruire ex novo queste strutture, incentivando la ripresa della coltivazione nelle aree terrazzate.
La tradizione oggi continua a vivere grazie all’impegno di chi vede in queste opere un valore da tramandare. Purtroppo però le maestranze in grado di realizzare queste opere sono sempre meno, e sempre più vecchie dal punto di vista anagrafico.
Nel nostro piccolo, con questi approfondimenti, noi dell’Antica Osteria del Carugio speriamo di destare l’attenzione dei giovani che ancora amano questa parte di Liguria. E che, spinti dalla volontà di proteggere il paesaggio in cui sono cresciuti, si possano avvicinare a questa tecnica.
Fonti:
https://db.parks.it/pdf/sitiufficiali/PN5TRdocumento-7-1.pdf






