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14 Luglio 2026La gestione agroecologica degli Orti del Timone

Oggi andiamo a fare un giro con Antonella negli Orti del Timone, per farci raccontare in che modo lei e la sua famiglia, ristoratori da tre generazioni, vivono e gestiscono questi preziosi terrazzamenti delimitati da muretti a secco. Proprio qui, negli orti bagnati dalla brezza salmastra che lambisce Portovenere, e baciati dal sole caldo della Liguria di Levante, si producono gli ortaggi, le erbe spontanee, le aromatiche e il pluripremiato olio extravergine di oliva degli Orti del Timone.
Agroecologia: una prospettiva oltre il Biologico
Quando si parla di cucina biologica, spesso il pensiero corre subito a un’etichetta, a una certificazione, a un prodotto scelto sullo scaffale perché promette di essere più sano, più pulito, più naturale. Ma per Antonella Cheli, e per la storia familiare che lega Il Timone e l’Antica Osteria del Carugio a Portovenere, il biologico non comincia dai fornitori di materie prime. Comincia dalla terra.
Passa dal modo in cui si guarda una pianta, dal rispetto dei tempi dell’orto, dalla capacità di accettare che una stagione sia generosa e un’altra più avara. Comincia dal non chiedere alla natura di produrre tutto, sempre, allo stesso modo.
“Per me biologico non è comprare una cassetta con scritto Bio sopra”, racconta Antonella.
“È capire che la terra non è un magazzino. È viva, cambia, si stanca, si rigenera. E se la rispetti, prima o poi ti restituisce qualcosa di buono”.
È da questa idea semplice, quasi antica, che nasce la gestione agroecologica degli Orti del Timone.
Cosa significa agroecologia e in che modo metterla in pratica a Portovenere?
L’agroecologia è un approccio all’agricoltura attraverso i principi dell’ecologia. In pratica, significa coltivare la terra cercando di lavorare con gli ecosistemi naturali invece che contro di essi. Come pratica agricola, si basa sulla rotazione delle colture, le consociazioni, l’uso di compost e concimi organici, la valorizzazione della biodiversità (siepi, alberi, varietà locali), cura della fertilità del suolo, gestione integrata delle acque.
A Portovenere, negli Orti del Timone, a queste tecniche si aggiungono pratiche come l’inerbimento naturale nell’oliveto (trattato con caolino contro la mosca bianca), il rispetto e la conservazione delle infrastrutture ecologiche (siepi e filari di macchia mediterranea, fasce erbacee, boschetti, cura dei muretti a secco), la difesa degli insetti impollinatori (in questo articolo abbiamo parlato del miele degli Orti del Timone).
Gli orti come cucina viva dei ristoranti
Gli Orti del Timone non sono soltanto il luogo da cui arrivano verdure, erbe, ortaggi e olio per le cucine del Timone e dell’Antica Osteria del Carugio. Sono una parte viva del lavoro quotidiano dei ristoranti. Una dispensa naturale che non funziona secondo le logiche della fornitura industriale, ma secondo quelle del clima, della luce, della pioggia, del vento di mare.
In cucina questo significa accettare una relazione più diretta con la stagione. Se l’orto offre zucchine, melanzane, pomodori, bietole, erbe aromatiche, borragine, maggiorana o basilico, il menu trova il modo di accoglierli. Se invece una coltura rallenta, la cucina si adatta.
“L’orto ti insegna a non comandare troppo”, dice Antonella.
“Ti dice cosa c’è, cosa manca, cosa è pronto. E il menù deve avere l’umiltà di ascoltarlo”.
Questa presenza si ritrova nei piatti più legati alla tradizione ligure. Nelle torte di verdura, dove le erbe e gli ortaggi diventano ripieno semplice e saporito. Nei pansoti, che raccontano una cucina fatta di raccolta, memoria e manualità. Nei condimenti profumati con basilico, maggiorana, rosmarino e salvia. Nelle verdure che accompagnano il pesce, nelle preparazioni al forno (pizze e focacce in primis), nelle insalate di stagione.
Una filiera corta che racconta il territorio
I prodotti dell’orto non sono inseriti come decorazione narrativa, ma come parte reale della proposta. Le erbe spontanee possono diventare ripieno, profumo, contorno, memoria. Gli ortaggi possono accompagnare cartoccio di pesce al forno, dare corpo a una torta salata, entrare in una minestra, in un sugo, in una preparazione semplice ma profondamente legata alla cucina ligure.
“Quando un prodotto arriva dai nostri orti”, racconta Antonella, “non è anonimo. Ha una storia e un sapore che parla di qui”.
In primavera ed estate l’orto diventa più generoso e solare. Fave, fagiolini, pomodori, zucchine, melanzane, basilico, peperoni, cetrioli e aromatiche accompagnano una cucina più immediata, fatta di contorni freschi, sughi, verdure al forno.
In autunno la cucina cambia passo. Le verdure diventano più profonde, le erbe si fanno più intense, l’olio nuovo entra nei piatti con maggiore presenza. È il momento in cui l’orto dialoga con zuppe, ripieni, paste fresche, verdure cotte.
Un ambiente di confine tra macchia, bosco e coltivato
Gli Orti del Timone hanno anche un valore che va oltre la cucina. Si trovano in un paesaggio particolare, dove il coltivato incontra la macchia mediterranea, i boschi che attraversano il territorio del Parco Naturale Regionale di Portovenere.
Sono ambienti di confine. Luoghi in cui la natura non è completamente selvatica, ma non è neppure ridotta a spazio produttivo intensivo. In ecologia questi margini sono preziosi, perché favoriscono l’incontro tra specie diverse. Offrono rifugio agli insetti utili, agli impollinatori, agli uccelli, ai piccoli animali. Proteggono il suolo, trattengono umidità, rallentano l’erosione, mantengono vivo il dialogo tra bosco e campo coltivato.
“Un orto non è solo quello che raccogli”, spiega Antonella. “È anche quello che lasci vivere intorno. Le erbe, gli insetti, i fiori, i muri, gli ulivi. Tutto serve a tenere insieme il posto”.
Per questo agroecologia significa riconoscere che anche i margini hanno una funzione. Che l’erba tra gli ulivi può proteggere il terreno. Che le piante spontanee possono raccontare la salute di un suolo. Che i muretti a secco non sono solo memoria contadina, ma piccoli rifugi di biodiversità. Che le fasce verdi tra coltivato e macchia sono barriere ecologiche naturali, capaci di creare equilibrio.
“Non vogliamo una terra muta”, dice Antonella. “Vogliamo una terra che continui a parlare. Anche quando sembra disordinata, se la conosci, ti sta dicendo qualcosa”.
Gli Orti del Timone, in questo senso, sono un presidio. Producono cibo per due ristoranti, ma producono anche continuità ecologica. Mantengono aperto un dialogo tra cucina e ambiente. Custodiscono un paesaggio in cui la presenza umana, quando è misurata e consapevole, non distrugge la natura ma contribuisce a mantenerla viva.
Alla fine, il valore degli Orti del Timone si comprende davvero quando un prodotto arriva in tavola. Il menu diventa così il punto d’incontro tra lavoro agricolo, cucina familiare e paesaggio. Non un elenco di piatti separati dalla loro origine, ma una narrazione concreta di ciò che la terra offre.
“Mi piace pensare che chi mangia da noi senta anche questo”, conclude Antonella. “Non solo il sapore di un piatto, ma il lavoro che c’è dietro. La terra, il vento, l’orto, le mani. È lì che comincia davvero la nostra cucina”.
Gli Orti del Timone raccontano proprio questo: il biologico come pratica quotidiana, non come slogan.
Se vi siete incuriositi e volete portarvi a casa alcuni dei nostri prodotti – oltre che nei ristoranti vi aspettiamo nel nostro nuovi negozio, gli Orti del Timone, nel centro storico di Portovenere.










